La nostra Primavera Ucraina

Siamo tutti un po’ ucraini.  E’ quello che ho pensato ieri al rientro dal mio sesto viaggio a Kharkov, la seconda città più grande dell’Ucraina.

In questi giorni a Kharkov sono stati ampliati e rinforzati posti di blocco e dispiegamenti militari a seguito della maggior pressione dell’Armata Rossa ai confini. La città Viaggio-primavera-ucraina-02 è a nord-est del paese, ad alcune decine di chilometri dal confine con la Russia. Li ho visti di persona i posti di blocco (gruppi di militari con i Kalashnikov in mano, seppur abbassati) quando  mi sono spinta con un taxi fino a Saltov, a 20 chilometri dai confini, per visitare la sorella del mio figliolo ucraino. A Kharkov, per fortuna, era tutto tranquillo anche se abbiamo evitato la metropolitana. E’ stata una bella sorpresa poter passeggiare tranquillamente nella splendida Piazza Svoboda (Piazza della Libertà), sotto l’imponente sguardo della statua di Lenin, che qui, a differenza di Kiev, troneggia ancora fiera. In città e a mezz’ora di auto da Kharkov ci sono due degli Istituti, Lubotina e Rodina, dai quali provengono la maggior parte dei nostri ragazzi: quasi settanta.

Viaggio-primavera-ucraina-08In questo viaggio eravamo una decina di famiglie di cui tre accompagnate dai figli adolescenti. Ho visto negli occhi di questi splendidi ragazzi, Federico, Lucia, Virginia, Emma, Anita, (che hanno condiviso con noi le gioie e qualche ansia) il timore e l’attesa del nuovo (ndr pare che i professori italiani abbiano detto loro che erano matti ad andare in Ucraina!), il lasciarsi andare all’esperienza, l’incontro a braccia aperte (nel vero senso della parola) con i fratelli ucraini. Si, perché anche per questi fratelli italiani – come per noi – accogliere un bambino ucraino bisognoso e farlo entrare in famiglia può Viaggio-primavera-ucraina-01cambiare la loro vita per sempre. Perché un viaggio così non assomiglia agli altri che hai fatto, questo ti cambia un po’ la vita. Quando torni sei anche tu un po’ come loro. Avverti ancora i profumi, i sapori e i colori di quella terra e soprattutto ti tieni stretto l’abbraccio del tuo ragazzo che hai deciso di accogliere e di aiutare a crescere. Ma hai nel cuore anche tutti gli altri, in particolare quelli che fin’ora sono rimasti lì e giuri a te stessa di trovare una famiglia anche per loro. Ma andiamo avanti con ordine, perché alcune famiglie che non hanno potuto venire mi hanno chiesto di scrivere qualche appunto per condividere insieme fatti, emozioni e esperienze.

 

I timori prima della partenza

I preparativi del viaggio non sono stati semplici perché solo due settimane prima le notizie provenienti dai confini russo-ucraini non erano confortanti. Avevamo prenotato alcuni comodi ed economici appartamenti in centro città, ma poi su esplicita richiesta dei Direttori degli Istituti abbiamo optato per hotel periferici, più scomodi per gli spostamenti ma più sicuri in caso di manifestazioni di piazza. Eravamo preparati, nel caso la situazione fosse peggiorata, a stare in periferia con i ragazzi e a passare più tempo con loro in Istituto. Qualcuno ha rinunciato al viaggio. Mio marito, più razionale di me, mi ha suggerito di spostarlo  in un momento più favorevole. Figuriamoci,  io ci avrei rinunciato solo a seguito della chiusura degli aeroporti, cosa peraltro non così realistica. Ha vinto l’ottimismo della volontà ed è filato tutto liscio; abbiamo potuto cogliere qualche stralcio delle proteste di piazza attraverso minuscoli gruppi isolati di manifestanti, e abbiamo visto una manifestazione pacifica nei pressi del parco Shevchenko con alcune centinaia di persone che da un mese si danno appuntamento tutte le sere alle 18 per parlare di politica ma anche per leggere poesie o pièces  teatrali.

 

L’arrivo a Kharkov e l’incontro con i ragazzi

Siamo arrivati di domenica nel primissimo pomeriggio, con il sole e una luce quasi innaturali Viaggio-primavera-ucraina-09che le trovi così solo al nord e a est. E dopo le piogge milanesi non ci è sembrato vero di toglierci subito la giacca. L’aeroporto e la città erano semi deserte: Vera, la direttrice di Lubotina, è venuta a prenderci con un pulmino all’aeroporto. E’ la prima volta che lo fa: forse voleva sentirsi più tranquilla in questi giorni di turbolenza oppure voleva darci uno speciale benvenuto. Un’ora di viaggio verso Lubotina, e l’emozione sale quando iniziamo a vedere i bianchissimi filari di betulle, poi l’ampio cortile dell’Istituto, i cancelli aperti e i ragazzi in maglietta e pantaloncini corti che giocano a calcio. Ci accolgono sereni, affettuosi, ci  aspettavano da molte ore perché lì, in Istituto, ogni arrivo, soprattutto dall’Italia, è una splendida interruzione della routine quotidiana. Nadia e Vera ci fanno preparare un delizioso spuntino in mensa a base di tartine con aringhe, insalata di bietole, cetrioli e patate e salame ucraino. Un buon inizio che stempera i timori di trovare una situazione di tensione. I carri armati russi sono a 80 chilometri da qui, alcuni dicono meno, altri di più ma poco importa perché ci sono.  Alcuni ragazzi sembrano ignari di ciò che succede o poco interessati, altri sono informatissimi perché – dicono – prima il Tg c’era 3 volte al giorno ora 10 volte, ed è quindi impossibile non sapere. Alcuni hanno paura, altri hanno scavato trincee nel bosco (per prepararsi all’arrivo dei russi, ma anche per divertirsi), altri ancora hanno preparato archi e frecce da usare sui tetti in caso di attacco.  Per i ragazzi la guerra è paura dell’ignoto, una paura vissuta senza la rassicurazione degli abbracci familiari,  ma può essere anche esorcizzata come un gioco. Con il nostro arrivo le ansie sembrano sparite e la primavera inoltrata distrae e rallegra tutti.

 

Il sentimento diffuso nella gente: timori e attese

Viaggio-primavera-ucraina-03Gli ucraini (45 milioni su un territorio il doppio del nostro) sono un popolo di tradizioni pacifiche e Kharkov in particolare ne ha viste davvero tante: dalla carestia degli anni ’30 (uno dei periodi più tragici della storia della città che vide milioni di persone giungere dalle città vicine in cerca di cibo) all’assedio della seconda guerra mondiale, quando, dopo numerose battaglie, la città finì sotto il controllo dei nazisti. Un periodo di sanguinosi conflitti, durante il quale la popolazione venne decimata e la città in parte distrutta.

La Kharkov di oggi è bellissima e pare in attesa:  Piazza della Libertà (Piazza Svoboda), nel pieno centro di Kharkov, è la piazza più grande d’Europa, seconda al mondo dopo piazza Tienamen a Pechino. Viaggio-primavera-ucraina-06Sembra che la gente faccia finta di nulla. Ma se incitata a parlare si esprime con toni accorati, trattenuti, quasi in attesa di poter capire di più. Per molti l’idea di far parte della Russia pare più rassicurante della prospettiva ancora incerta di entrare in Europa. C’è il taxista chiacchierino che esprime a fondo una caratteristica del popolo ucraino e non solo: l’individualismo. Ho costruito con le mie mani la mia casa, il mio pozzo, il mio orto – dice il taxista – Se entriamo in Europa dovrei pagare le tasse su questo e io non penso sia giusto. Secondo me si stava meglio con i russi, conclude.  “Sono preoccupato, ma non terrorizzato”, ci ha detto un professore di filosofia dell’Università di Kharkov, di nazionalità russa,  che abbiamo incontrato per una pizza tutti insieme. Oggi siamo in  lotta tra il conosciuto (la potente Russia, terra madre, con la sua musica, i suoi colori, la sicurezza di far parte di un impero) e l’Europa moderna che impone altre regole.

 

Le motivazioni dei miei viaggi ucraini

Devo ammetterlo: in Ucraina io non vado solo per stare con il mio ragazzo (la cui cosa mi riempie oViaggio-primavera-ucraina-07vviamente di gioia), non vado solo per aiutare Federica negli incontri istituzionali, nella programmazione dei viaggi in Italia e quant’altro. Me lo sono chiesta: ci vado per abbracciare tutti, per assorbire il calore e la gioia dei ragazzi e la luce negli occhi delle famiglie che li accolgono, ci vado per una sana curiosità di capire, conoscere, vivere per qualche giorno in un mondo così diverso dal nostro. Un mondo che è soprattutto quello che ha forgiato i caratteri somatici e distintivi dei ragazzi che accogliamo e che diventano un po’ nostri.

 

Gli incontri e le relazioni con i manager degli istituti

Viaggio-primavera-ucraina-10Con Federica abbiamo incontrato i Direttori degli Istituti e abbiamo discusso con liste alla mano, i problemi da affrontare, i ragazzi di cui parlare, gli altri da incontrare. Ad alcuni abbiamo raccomandato di essere bravi, di studiare, di non fare scemenze, insomma le solite cose che si dicono ai ragazzi. Giusto per rassicurare i Direttori degli Istituti che noi siamo dalla loro parte quando esprimono preoccupazione per alcuni atteggiamenti, peraltro comunissimi a tutti i bambini e ragazzi del mondo. Abbiamo lavorato insieme pensando all’estate, alle date del viaggio, ai diversi arrivi, al numero degli accompagnatori. C’è qualche incertezza? Ne siamo consapevoli, ma guardiamo avanti.

 

Arrivederci quindi in Malpensa a giugno

Viaggio-primavera-ucraina-05Un’ottantina di famiglie aspettano un’ottantina di ragazzi e noi siamo pronti per portarli tutti qui.

 

 

 


Testo di Mariella Governo,
31 marzo 2014