La nostra prima volta in Ucraina

Domenica siamo partiti per l’Ucraina. Era la prima volta, dopo 4 anni di un rapporto. Finalmente abbiamo conosciuto la sua realtà!

Siamo arrivati in orfanatrofio verso le ore 16. Sasha era li, in cortile, con il suo zaino in spalla, che ci aspettava: bello come sempre, e cresciuto in pochi mesi. Ci ha accolto con un grande sorriso e un lungo abbraccio. Poi ci ha subito detto: “mamma, papà, venite, dai, dobbiamo fare in fretta, dovete firmare la lettera di autorizzazione perché io possa venire con voi”. Piccolo mio, non vedeva l’ora di uscire da quel posto, sperduto e pieno di corridoi stretti, lunghi e vuoti! Eravamo contenti. Tutti e quattro di nuovo insieme, in Ucraina. Non ci potevo credere della gioia!

Era la prima volta che entravamo in un orfanotrofio. Mi veniva quasi da piangere. Però non potevo farlo. Ho stretto i denti e cercato di non ascoltare il mio cuore. Ma quanta tristezza! Quanta freddezza! Certo, vivono con dignità, mangiano, dormono, giocano, ma quello rimane sempre un posto triste, anzi, tristissimo, privo di amore, di sole, di sicurezza, e di speranza.

Abbiamo trascorso insieme una settimana magica, che non dimenticherò. Quei giorni sono serviti, soprattutto, per capire tante “piccole” cose:  la loro realtà, il loro modo di pensare che a volte ci sembra strano, pieno di incertezze e paure, e tante volte anche irraggiungibile.

Lo so, oggi, non ci sono dubbi. Questo viaggio ci ha uniti ancora di più.
Oggi, Sasha, ha capito che è una persona molto speciale per noi. Fa parte della famiglia al 100%.

Non è facile spiegare loro che tutto nella vita accade per un motivo. Soprattutto quando si è orfani, e si hanno solo 13 anni, e alle spalle  si ha una vita triste e disgraziata. Non è per niente facile dire loro che il sole non sempre brilla, ma c’è. E forse questo viaggio è servito a questo: a collegare tutto. E mettere in pratica tutto quello che ci eravamo detti fino adesso. Provando a lasciarci guidare dal cuore, e cercando di dare forza e consistenza ad un’accoglienza fatta con tanto amore.

Insomma, una famiglia che accoglie un bambino deve cercare di mettercela tutta. Dall’inizio alla fine. E’ questo lo scopo: dare amore, essere presente, e cosi, piano, piano, camminare insieme, cercando di riempire i “buchi” che la vita ha lasciato nel cuore di questi ragazzi. Dobbiamo dare  loro un punto di appoggio, parole solide e coerenti, abbracci indimenticabili e  questo basterà. Si, certo. Basterà per  aiutarli a vivere più tranquilli e sereni, almeno fino al prossimo incontro.

Il viaggio ci è servito anche a conoscere meglio altre famiglie, scambiando esperienze, punti di vista, risate e momenti molto piacevoli. Abbiamo avuto anche l’opportunità di approfondire il rapporto con altri ragazzi, con cui sono riuscita ad emozionarmi tantissimo. Mi ricordo in particolare un momento. Una ragazza che mi ha detto “mi sarebbe tanto  piaciuto avere una mamma come te”. Penso che questa è stata una delle frasi più belle che ho potuto sentire in vita! Insomma, questi ragazzi hanno veramente la capacità de emozionarci, di farci sentire utili, ricchi e speciali, proprio come sono loro, per noi.

A nome della mia famiglia, approfitto per dire GRAZIE alla associazione I BAMBINI DELL’EST, alla nostra bravissima Presidente Federica, e a tutte le famiglie meravigliose che accolgono. Grazie mille, a tutti, per tutto. Grazie per quello che date a questi bambini: un presente migliore, e probabilmente, l’unica garanzia di un futuro migliore.

Carla Costa