Ma li portate tutti in vacanza?

“Ma quanti figli…?”Ma li portate tutti in vacanza? “Tutti fratelli?”…”Oh, ma in quanti siete?” E poi, dopo le spiegazioni, lo scetticismo…

“Ma con tutti i bambini italiani” … “E poi tornano in Istituto?Non è peggio?” …

Ho lavorato anni nelle comunità per minori in Italia e, grazie alle suore Calasanziane, anche in Romania. Porto da sempre nel cuore la situazione dei “Bambini dell’Est” (infatti così si chiama l’Associazione che ci ha portato Nadia) neanche lontanamente paragonabile ai bambini italiani, seppure allontanati da casa, e sono fermamente convinta che un’esperienza di famiglia, anche se purtroppo è solo temporanea sia meglio di niente. Si soffre per il distacco, è vero, si soffre per il rientro, ma solo così nell’esistenza grigia di questi bambini e ragazzi, non adottabili per tanti motivi, può nascere un seme di speranza. La speranza che esiste altro dall’istituto, la speranza che a qualcuno, da qualche parte del mondo, importa di loro, la speranza che se si impegneranno potranno costruire qualcosa di buono. Ho visto riaccendersi i loro occhi a poco a poco, dopo l’arrivo e non spegnersi più.

E poi ancora: “Ma ti pagano?” Assolutamente no. Muto stupore.

“ E li portate anche in vacanza?” Nooooo, li lasciamo a casa con acqua e croccantini.

“E i tuoi figli?” Ester e Dimitri? Hanno imparato a dividere spazi (per la cronaca, abitiamo in un trilocale con un solo bagno), affetti e oggetti con chi arriva, senza troppi distinguo.

Per il resto sono bambini assolutamente normali, che litigano, fanno i capricci e rompono le scatole come tutti gli altri. Sono anche molto bravi a dribblare le domande difficili: “Nadia è tua sorella?” “Più o meno”….”Perché A.L. non sta sempre con voi?” “Non lo so ma quando parte torna sempre”

Ogni tanto qualcuno apprezza: “Ma siete braviiiissssimi” “Una famiglia speciale”

Spiacente, no. Niente Mulino Bianco. Ci sono state e ci sono difficoltà e incomprensioni, perdiamo tutti la pazienza, ci arrabbiamo per le scarpe che si accumulano in corridoio, per il possesso del telecomando (Un telegiornale, dico, uno soltanto), le forchette che continuano a cadere dal tavolo…C’è solo la voglia di rimettersi in gioco e di ricucire dopo ogni strappo e di andare avanti comunque in una scelta di accoglienza temporanea, che non si sa quanto durerà né dove porterà.

D. è ritornato a casa da sua madre che adesso ha un nuovo marito. Le ha parlato di noi e mi ha voluto parlare al telefono in italo-russo. Ho capito solo due parole”Molto grazia”.

A.L. a sedici anni si è fidanzata, a diciotto si è sposata e a febbraio scorso, appena compiti di 19, ha dato alla luce una splendida bambina di cui ci manda foto e video su Facebook. A.L. è entrata in orfanotrofio a otto mesi. La ninna nanna che canta alla sua bambina è la stessa che cantavo io ai gemelli, in italiano. Non ne conosce altre.

Nadia è ancora con noi, studia da sarta e snobba i baldi giovani folgorati dai suoi grandi occhi blu e dai suoi lunghi capelli biondi.

Quanti figli ho? Fate voi. In fondo la risposta non è tanto importante.

di Michelangela Barba