Lontani ma molto vicini

Un mese fa, i nostri ragazzi sono tornati in Ucraina, nei loro Istituti, con il tempo scandito dagli impegni scolastici, e dall’assenza di una famiglia vicino.

Le emozioni delle partenze sono un guazzabuglio indefinibile: malinconia nel lasciarli andare via, orgoglio nel vederli felici di ritrovarsi insieme con i compagni di una vita. Il caos di emozioni davanti ai check-in è quasi una consuetudine. I ragazzi sono tanti (quasi novanta) e altrettante sono le famiglie, tanto che ormai dobbiamo dividere arrivi e partenze in due, tre gruppi.

Come viviamo noi famiglie la distanza e l’attesa del prossimo arrivo a dicembre? Le prime volte l’assenza è un’acuta presenza che fa male. Ci mancano tanto. Abbiamo paura che là ci dimentichino, che non ci pensino abbastanza. Il telefono spesso squilla a vuoto o è spento. Più facile comunicare con i messaggini per chi usa i social network. Ma non tutti i ragazzi lo fanno. Quindi a volte il silenzio ci appare un muro invalicabile.

Come vivono i ragazzi la loro vita senza di noi e l’attesa di tornare? Dipende dall’età che hanno e dal loro carattere oltre che dalla relazione con la famiglia che li accoglie. Per la nostra esperienza molti ragazzi si adattano facilmente al rientro, ritrovano gli amici rimasti lì, gli insegnanti, il gruppo dei pari, la famiglia di origine per alcuni. Per altri il continuo cambiamento/adattamento tra l’Italia e l’Ucraina è molto difficile.

A noi adulti a volte basta una telefonata o un loro messaggio a rallegrarci la giornata. Per i ragazzi a volte basta una nostra telefonata per provocare una stretta al cuore, una morsa di nostalgia. Ed ecco che alcuni ragazzi preferiscono chiudersi e non rispondere alle nostre sollecitazioni.

Ricordiamolo: ciò che noi offriamo loro non è solo una vacanza di salute e di benessere. Noi insegniamo loro ad amare e a essere amati. Questa si chiama alfabetizzazione emotiva e loro non l’hanno avuta da nessuno.